CONCORSO FOTOGRAFICO

 

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Concorso fotografico 2002

L'associazione AMICI DI SAN GIORGIO IN VALPERGA - ONLUS, a partire dalla sua fondazione  organizza concorsi fotografici su temi inerenti aspetti storici, artistici e culturali peculiari del territorio. Intende così unire lo scopo documentativo e di ricerca a quello di animazione di eventi tradizionali per Valperga come la Fiera Autunnale, giunta quest'anno alla 144a edizione.


Con il patrocinio della Regione Piemonte, della Comunità Montana Alto Canavese, di SANPAOLO-IMI, agenzia di Cuorgnè e la collaborazione di soggetti privati è stato possibile realizzare il Concorso Fotografico 2002 e relativa mostra finale; l'associazione ringrazia sentitamente per il significativo contributo!

Il tema del concorso "Suggestioni dell'alto Canavese: i colori della nostra terra" ha stimolato la fantasia dei partecipanti a spaziare sulla ripresa di angoli del nostro territorio con le variazioni cromatiche indotte dalle stagioni o semplicemente dallo scorrere del giorno.


Il mezzo fotografico, grazie alla passione ed alla tecnica degli autori, ha consentito di raccogliere e di portare al visitatore della mostra i soggetti ripresi nella loro cornice ambientale naturale per suscitare emozioni, ricordi, ricerca di luoghi perduti nella memoria. I giochi di luce e le inquadrature consentono la fusione dell'arte antica propria dei semplici soggetti ed ambienti, naturali o modificati dall'uomo, con l'arte della fotografia.


Dice Alexander Spoeler, fotografo e scrittore: "la luce è il pennello del fotografo, il contrario della luce è rappresentato dall'ombra, anzi dalle ombre, senza le quali neppure si avrebbe una foto….. Non si fanno delle buone foto se non le si sa vedere, i soggetti fotografici risiedono nel cuore….. Un soggetto fotografico per essere tale deve essere qualcosa che si vorrebbe trattenere per sempre…".


Sulla base del cospicuo numero di attenti visitatori, giovani e meno giovani, si può dire che la mostra abbia suscitato un discreto interesse. La partecipazione al concorso è risultata quest'anno rilevante numericamente e di buona qualità; a tutti i partecipanti va un sincero ringraziamento per l'impegno e la sensibilità dimostrati.


La giuria ha avuto l'arduo compito di classificare e segnalare le opere usando con competenza criteri il più possibile oggettivi: tecnica, presentazione, scelta del soggetto. La classifica  è un tentativo di dare una scala di merito ma non rappresenta nulla di assoluto; al di là dei simbolici premi, una valutazione personale effettuata da visitatori e concorrenti può spaziare su giudizi differenti. Per questo è stato anche quest'anno istituito un premio speciale per un'opera esposta assegnato da una giuria particolare, i visitatori della mostra, che hanno potuto votare la foto preferita.


Citando ancora Spoeler: "… la bellezza di una foto non può essere codificata, in senso statistico il bello è ciò che che è criticato da pochi e piace alla maggioranza…".

 
L'appuntamento è per il concorso 2003!

Gli organizzatori

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Concorso Fotografico 2003

 Da non credere: stiamo resistendo, anzi l’attività scorre di anno in anno sempre più fluida grazie alle esperienze maturate. La compagine organizzativa è rimasta graniticamente la stessa, con alterne fasi di entusiasmo smodato e di riluttanza totale, tali da ipotizzare qualche volta di pensare per l’anno successivo  a concorsi estesi su scale più vaste o addirittura di passare a qualcosa di diverso oppure a qualche pausa di riflessione.

Alla fine prevale l’idea di continuare. Forse ci tiene vivi il seguito di partecipanti appassionati, alcuni ormai “storici” attivi dall’inizio dell’avventura, altri novelli che si aggiungono ogni anno, forse è la sensazione che il concorso e la mostra diano un piccolo contributo sia alle manifestazioni della tradizionale Fiera Autunnale (negli ultimi anni un più estiva!) che a documentare ambienti e particolarità della zona. Di fatto terminato un concorso il pensiero corre immediatamente all’ipotetico tema del successivo.

Conta la fattiva collaborazione degli enti patrocinatori (certo, il concorso e la mostra hanno dei costi), la Regione Piemonte, la Comunità Montana Alto Canavese, l’Agenzia di Cuorgnè di San Paolo-IMI, il supporto di altri soggetti per la realizzazione del materiale pubblicitario o nel praticare notevoli sconti sui premi, infine il fondamentale contributo dei membri della Giuria.

Si ha la sensazione di un appuntamento consolidato: ricordo che nei primi anni si captava una certa diffidenza da parte dei gestori dei luoghi pubblici dei paesi vicini ove proponevamo le locandine da esporre, ci presentavamo con fotocopie sbiadite di testi impaginati in modo non troppo professionale e l’opera di convincimento ad esporre in alcuni casi non era delle più semplici e si andava incontro anche a qualche rifiuto. Ora ci conoscono e ci  attendono, in qualche misura si sentono coinvolti, il miglioramento delle finanze permette la  stampa di locandine e pieghevoli professionali, più gradevoli per chi le espone, le legge o se le porta a casa.

Negli ultimi anni poi si è passati anche a pubblicizzare il concorso sul sito web dell’associazione e  via e-mail ai circoli fotografici della provincia e sui giornali locali. Non viene trascurato neanche il porta a porta, anzi il “sotto la porta” o la buca delle lettere di potenziali partecipanti per tentare di “impegnarli”.

Tutto questo per “portare a casa” nell’edizione 2003 solo 80 opere circa?

Si, i numeri sono questi per un concorso a tema: forse gli appassionati sono meno numerosi di un tempo, inoltre c’e una selezione naturale, molti hanno riferito “ ho fatto le foto, a stampe ultimate non ero soddisfatto del risultato, ritenterò l’anno venturo”.

Qualcuno commenta che i premi della fascia alta sono da concorso nazionale (il lingottino di oro fino da 20 grammi significa un bel gruzzoletto!).

Preferiamo rimanere comunque in dimensioni più paesane, gestire 80 opere comporta già un notevole lavoro per la catalogazione delle stampe, il loro posizionamento nelle cornici, l’allestimento della mostra e viceversa.

I temi fin qui proposti hanno toccato i retaggi del passato: architetture, monumenti, scritte, civiltà contadina, poi i colori dei nostri ambienti, infine le dimore tipiche. Nelle opere presentate in relazione ai vari temi si avverte una sensibile sovrapposizione; d’altro canto quanto si può fissare ora in una foto proviene dal passato più o meno recente, i soggetti tipici spesso sono quelli che hanno più storia, i colori della nostra terra sono quelli dell’ambiente contadino negli angoli non modificati pesantemente dalla nostra frenesia di modernità. 

Veniamo al concorso 2003. Le opere, moltissime di buona fattura, hanno evidenziato prevalentemente la tipicità paesana delle case con balconi e ripari in legno (in dialetto “lobie”), scale in legno o pietra con ornamenti floreali e la tipicità delle baite, purtroppo ormai dismesse, della nostra montagna. Non sono mancate opere frutto di una raffinata tecnica fotografica, atta a mettere in risalto con notevole efficacia colori, luci e ombre.

Conversando con un esperto locale di fotografia, mi veniva fatto notare come alcune foto siano frutto di uno scatto (fotografico) istintivo scatenato dalla bellezza del soggetto, altre invece siano state “cercate”, quindi “viste” mentalmente prima dello scatto, per produrre un taglio particolare, arricchire l’immagine con uno spicchio di cielo fra le case o intravedere il soggetto attraverso un ostacolo.

La mostra fotografica con la variabilità legata al tema e all’interpretazione dei partecipanti  richiama ogni anno la curiosità e l’interesse dei visitatori della Fiera Autunnale: moltissimi visitano la mostra  nelle ondate di pubblico che precedono o seguono alcune manifestazioni importanti fino a produrre una vera ressa, altri scelgono i momenti di minore afflusso per una visita più tranquilla. Poi il rito della votazione popolare, il ritornare successivamente per vederne l’andamento. Qualche critica, qualche contestazione, nulla di drammatico.

La premiazione da alcuni anni si svolge nel locale della mostra: meno formalità, contatto ravvicinato con i partecipanti, premiati e non, e con i rappresentanti degli enti patrocinatori; è anche l’occasione per l’associazione di parlare di progetti e collaborazioni.

Quest’anno il destino ha voluto che ci trovassimo a vivere il simpatico momento della premiazione nel dolore diffuso per la tragica scomparsa di  Moreno Poletto: il minuto di silenzio chiesto dal presidente ha unito idealmente i presenti con questo giovane ragazzo che a soli 23 anni ha saputo dare molto a tante associazioni, tra le quali la nostra, con il suo impegno e la sua simpatia innata. Questo a pochissima distanza dalla scomparsa dell’altro valido e attivo ragazzo, Fulvio Varello, anch’egli collaboratore della nostra associazione.

Esempi da  ricordare ed imitare!                                                                                                                                                    

Gli organizzatori

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Riflessioni sul Concorso Fotografico 2004

Può sembrare fuori luogo che l’associazione Amici di San Giorgio in Valperga, istituzionalmente impegnata nella conservazione e promozione di beni artistici e storici, proponga per il consueto concorso fotografico il tema dell’acqua.

Superato il campanilismo iniziale, nelle precedenti edizioni era già avvenuto un progressivo allargamento di orizzonti per coprire le peculiarità del territorio, non solo in ambito strettamente artistico, utile anche alla fisiologia di un concorso a tema.  Con il tema dell’acqua ci è parso di operare nella continuità, considerando che in fondo l’ambiente legato all’acqua è una forma di arte della natura sviluppatasi a fianco delle forme create dall’uomo, seppure su scale tempi differenti.

La vita delle popolazioni dei secoli passati ruotava molto più di adesso attorno all’acqua, bene essenziale per molti e anche ragione di privilegi e guadagni per pochi.

Gli stessi signori medioevali grazie ai quali sono pervenute a noi le opere d’arte di cui ci occupiamo, castelli, chiese, affreschi, particolari architetture, hanno contribuito più o meno consapevolmente alla conservazione dell’ambiente naturale gestendo il territorio ed in particolare l’acqua, spesso per interesse, attraverso l’opera di sottomessi ed affittuari.

Basta leggere le cronache medioevali per accertare l’esistenza di questa forte interazione delle popolazioni con l’acqua: molti rapporti economici si reggevano su mulini, rogge, pozzi, diritti di irrigazione, doveri di manutenzione dei fossi (in dialetto “roide”), imposte sulla presa delle acque. I corsi d’acqua maggiori come Orco, Gallenca, Malone, Viana sono stati ampiamente citati nei documenti medioevali ad individuare aree di dominio mentre la miriade di rigagnoli fungeva da elemento di confine e come distributore di ricchezza per l’irrigazione, l’azionamento delle macine e per l’alimentazione di persone e animali.

Sovente i corsi d’acqua erano menzionati anche per le piene (“bùre”) e gli straripamenti che arrecavano danno ai borghi; a volte la piena dell’Orco era attesa per la quantità di pesce lasciata sui campi al defluire delle acque.

Le pozze dei rivi ospitavano anche qualche varietà di pesce e, nascosto sotto i detriti rocciosi, il gambero d’acqua dolce, oggi una rarità.

Sicuramente un tempo c’era molta più acqua libera, anche nel periodo estivo; le classiche “moie” ora sono quasi scomparse e con esse la tipica vegetazione.

Corsi d’acqua come l’Orco non hanno più l’antico vigore e portata, forse per i cambiamenti climatici, ma soprattutto per gli sbarramenti a monte; Carlo Trabucco scriveva “ l’Orco è stato imbrigliato e non brontola più come una volta”.

L’acqua viene oggi solo in parte percepita come risorsa ed è in realtà una ricchezza trascurata; questo discorso però porterebbe troppo lontano dagli intenti di questo scritto.

Come in passato l’acqua induce alla contemplazione ed ispira poesia e opere d’arte: percezione e istinto, sensazioni primitive, antiche, di forte legame con la natura entrano in gioco.

Lo dimostrano le numerose e pregevoli fotografie pervenute in risposta al tema di questa edizione: “L’acqua , ricchezza e poesia della Comunità Montana Alto Canavese”.

Gli autori hanno esplorato interamente il tema proposto, portando immagini di cascate dall’aspetto esotico, “guie” che evocano i ricordi dei “bagni” poveri nei quali ci cimentavamo da ragazzi, remote fontane, vegetazione e fauna acquatica, paesaggi la cui vista induce sensazioni di pace, acqua come energia e mezzo di lavoro, acqua come specchio.

Giocando con le parole di una massima di un artista,  “fotografare l'acqua che scorre è un po' come registrare un concerto: nessuna speranza di riuscire davvero a cogliere completamente il senso di quello che vedi”.

 

Quindi fotografare l'acqua è tutt'altro che banale, infatti spesso l'acqua è movimento e bisogna, nei limiti del possibile rendere questo movimento anche se la fotografia per eccellenza è un supporto statico.

Alcuni per mantenere la poesia romantica di una cascata e riprodurre la sensazione di movimento, scelgono un tempo di otturazione piuttosto lento, un diaframma stretto, ed un oculato punto di ripresa: il risultato è il così detto “effetto velo”, presente in molte opere.

Altri fissano il movimento dell'acqua sfruttando la rapidità di scatto, le gocce d’acqua vengono “congelate” nell’aria e appaiono come se fossero dei piccoli cristalli; l'effetto del movimento viene in questi casi solo dalle sfumature prodotte dall'infrangersi dell'acqua sulla roccia o “guia” sottostante.

Le meraviglie della natura racchiuse in un rettangolo: arte, documento ma, per molti, anche una forma di partecipazione sociale alla tutela dell'ambiente: fotografare la natura può essere davvero un aiuto per preservarla e per rendere le persone più sensibili ai problemi dell'ambiente.

Speriamo di aver dato un piccolo contributo all’incremento di una "coscienza ecologica", già viva tra gli abitanti della Comunità Montana Alto Canavese. Attraverso le immagini si ha modo di scoprire di quale fascino sia dotato questa piccola lembo di collina e montagna, così facilmente raggiungibile, un luogo da vivere con partecipazione.

Gli organizzatori

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Concorso Fotografico 2005

Si è svolto da Aprile a Luglio il consueto Concorso Fotografico promosso dalla Associazione Amici di San Giorgio in Valperga, giunto  nel 2005 alla ottava edizione.

Le finalità del tema proposto  “Vie e sentieri nel territorio della  Comunità Montana Alto Canavese” erano quelle di riscoprire attraverso immagini fotografiche gli antichi percorsi di spostamento dell’uomo sul territorio, sentieri comuni, mulattiere, selciati, passeggiate, pedonali, percorsi devozionali, scaloni di vigna, guadi.

L’interesse per le antiche vie di comunicazione in altre regioni coinvolge già aspetti sia economici che ecologici. Esse sono anche lo specchio di forme d’economia del passato. Anche nella nostra area quelle con importanti peculiarità potrebbero diventare parte di percorsi escursionistici per gli appassionati di trekking e per il settore del turismo in senso più generale. Il valore ecologico viene dato dalla molteplicità di particolari ambienti che senza una qualche attenzione possono andare perduti. Ricordo una appassionata memoria presentata anni fa su “L’eco di Belmonte” a proposito della pedonale per il santuario: l’autore dello scritto richiamava l’attenzione sui piccoli habitat differenti che si incontrano ad ogni ansa della salita, dalle dune desertiche del granito in disfacimento ad oasi con vegetazione rigogliosa nei punti di ristagno dell’acqua risultato di dighe naturali di foglie secche e detriti.

Luglio è il mese della “raccolta” delle opere prodotte. Questo periodo viene vissuto con un minimo di ansia, perché aldilà delle promesse di alcuni potenziali partecipanti che incontriamo o che ci contattano nei mesi precedenti, o la presenza di alcuni noti assidui, normalmente il paniere a fine giugno è ancora vuoto. E non tranquillizza del tutto il fatto che nelle edizioni precedenti tutto si sia risolto nell’ultima settimana…… Arrivano i dubbi: siamo riusciti a formulare il tema in un modo comprensibile e adeguato per una risposta secondo le aspettative? Per il fotografo lo scopo non è solo documentativo ma è anche quello di trasmettere con la sua opera sensazioni, stati d’animo e dimostrare senso artistico. Per questo egli seleziona i soggetti che lo ispirano in modo del tutto personale, va sul posto, filtra, scarta, quindi il ventaglio di possibilità  si riduce drasticamente.

La mostra  fotografica  dal 3 al 6 settembre ha avuto un discreto numero di visitatori, minore degli anni precedenti in quanto allestita per motivi logistici nella sala consigliare, ottima sede ma lontana dagli stand della Fiera Autunnale. Tra le circa 70 opere pervenute come soggetti più rappresentati troviamo vie e portici dei centri storici, sentieri in zone boschive, sentieri verso gli alpeggi, passaggi  associati ad architetture medioevali, vie legate alla religiosità, particolari transiti verso antiche miniere, ed infine sentieri di vigna.

Anzi è proprio quest’ultimo soggetto a destare il maggior interesse degli autori per il fascino che riveste questo ambiente, così collegato al passato culturale ed economico delle nostre zone, settore oggi in leggera ripresa. In relazione a questo, durante la premiazione (domenica 4 settembre) è stato anticipato il tema del concorso 2006 con titolo preliminare “Vite e vino nel  territorio della Comunità Montana Alto Canavese”, per permettere ai partecipanti di lavorare anche su soggetti in veste invernale e soprattutto  autunnale (vendemmia, colori). Maggiori dettagli saranno resi disponibili a breve sul sito web

Un grazie sentito a tutti gli autori che con la loro partecipazione hanno permesso a questo piccolo evento di sopravvivere per queste prime otto edizioni e l’auspicio di un maggiore interesse e sostegno (anche economico!) da parte degli enti locali verso questa faccia del volontariato, crediamo,  nell’interesse della comunità.

Gli organizzatori

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Relazione sul 9° Concorso fotografico – 2006

 

Chi percorre attualmente la strada che da Valperga porta a Pertusio si trova su una nota, segnalata “strada del vino”.

Lasciato l’abitato di borgata Valgrande, in regione San Graudo il paesaggio cambia: le case lasciano il posto a qualche prato isolato, qualche porzione di vigneto sulla collina e poi lembi boschivi in avanzamento. Sulle parti un tempo terrazzate non si vedono i castagni o le querce di Belmonte ma robinie, betulle, rovi. Proseguendo verso Pertusio, il numero di vigneti residui è variabile con un cospicuo incremento solo sulla collina alle spalle del santuario di San Firmino. Occorre salire fino a  Piandane, Tetti, Comunie o Pescemonte per trovare maggior senso per l’indicazione “strade del vino” vista strada facendo.

 

Dal santuario di Belmonte il paesaggio sottostante appare come un unico fitto bosco fino al limite della parte pianeggiante oltre il quale iniziano le aree coltivate.

Chi ha ancora negli occhi il panorama della zona negli anni ’50 – ’60 non può che concludere che, per quanto riguarda la coltivazione della vite (e non solo), è intervenuto un notevole mutamento. Il confronto naturalmente suscita sentimenti differenti a seconda del legame personale con quel mondo scomparso e con i valori associati alla gente operosa che abitava i luoghi, la relatività vissuta soggettivamente della bellezza del paesaggio: dall’indifferenza totale ad un nostalgico rimpianto. Tutto è avvenuto in meno di mezzo secolo!

 

Eppure anche nelle nostre zone la vite ha sin dall'antichità rappresentato una delle colture più diffuse in funzione del duplice valore, alimentare e culturale, del suo principale prodotto: il vino.

Vino in grado di fornire calorie, a tavola o nei frugali pasti nei campi, e ampiamente presente all'interno delle manifestazioni della religiosità.

Nel corso del Medioevo anche i feudatari locali ed i signori in genere hanno dedicato alla viticoltura una crescente attenzione impiantando vigneti sulle loro terre con l’opera di vassalli e contadini.

 

Qualcuno può pensare che sia solo una questione di passione e di ricordi troppo nostalgici. O si è forse spezzato un filo culturale sotto la spinta della modernità?

La vite richiedendo l’opera continua dell’uomo creava una integrazione unica uomo-ambiente a difesa reciproca: fossi, terrazzi, sostegni, fili erano i mezzi poveri dell’interagire.

Il bosco spesso confinante con il vigneto forniva i pali di castagno, dal cespo di nuovi getti venivano scelti gli arbusti con migliore vigoria e forma, il sottobosco era mantenuto in vita dalle raccolta annuale del fogliame, i salici curati per avere a disposizione i vimini per la potatura, la concimazione naturale attraverso l’interramento di sarmenti e foglie.

La necessità di cure assidue ha sempre conferito ai territori interessati dalla viticoltura l’aspetto di aree “vissute”: “ciabot” per gli attrezzi, riserve d’acqua, edicole votive sparse per la campagna.

In questo contesto la viticoltura ha svolto un ruolo particolare nel disegnare e costruire paesaggi ed ambienti che possibilmente dovrebbero essere salvaguardati e valorizzati nell'interesse collettivo.

 

Oggi il grande problema è rappresentato dalla contrazione delle superfici coltivate a vite e dall’invecchiamento dei vigneti che sta portando ad uno spegnimento progressivo dell’attività e ad una irreversibile trasformazione del paesaggio.

 

Nell’intento di fermare per un attimo l’attenzione su quanto ancora attivo e, nostalgicamente, su quanto in fase di recessione, è nata l’idea del tema del Concorso Fotografico 2006: ”Vite e vino nella Comunità Montana Alto Canavese”.

Venti concorrenti per 66 opere ammesse: siamo nella media dei concorsi promossi dall’associazione e anche in linea con quanto pare capitare intorno a noi a riguardo della fotografia, cioè un calo di interesse generalizzato (parola di esperti) e l’avvento prepotente del digitale. Nonostante la situazione descritta sopra, gli autori sono riusciti a portarci meravigliosi paesaggi  di vigne o filari isolati, sotto il sole o nella luce del crepuscolo, particolari di foglie e frutti efficacemente ripresi in tutte le fasi vegetative, oltre a qualche immagine significativa di cantine e dintorni. Apprezzabile lo sforzo di ricerca delle immagini su quasi tutto il territorio, favorito anche dal lungo periodo a disposizione per trovare lo scatto giusto.

 

La mostra ormai “defilata” rispetto allo spazio fiera per motivi logistici, trova nella sala consiliare, gentilmente messa a disposizione dal Comune di Valperga, uno spazio espositivo all’altezza della situazione: questa sede favorisce lo spostamento dei visitatori per il paese (ottima cosa con il clima di quest’anno) ma allo stesso tempo da luogo ad una selezione dei visitatori sulla base di un maggiore interesse per le immagini fotografiche e per il legame con i luoghi che ci si aspetta di vedere nelle opere.

 

A margine della premiazione è stato annunciato il tema del 10° concorso: “Le stagioni nella Comunità Montana Alto Canavese tra natura, arte ed architettura”.

Dieci anni di concorso e mostra non sono pochi, un grazie sentito agli autori e agli enti e privati che collaborano. Un ciclo da suggellare con una pubblicazione o qualche altra cosa tutta da inventare!

Gli organizzatori

 

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Relazione sul 10° concorso fotografico - 2007

Ha ancora senso parlare di stagioni all’alba del nuovo millennio? A causa dei cambiamenti climatici in atto i parametri che le hanno fin qui individuate evolvono in modo quasi casuale, si è perso ogni legame con il calendario.

Ci stiamo assestando su lunghi periodi estivi con temperature elevate: l’umidità scarsa dà luogo nei mesi centrali a cieli tersi che fino a qualche decennio fa vedevamo solo a settembre; la siccità diffusa, vera calamità per la gente che opera in agricoltura,  danneggia la vegetazione con alberi che soccombono e colori che sbiadiscono.

La stagione estiva tende a prolungarsi a tutto ottobre, le foglie rimangono sugli alberi fino a novembre inoltrato; le cime delle nostre montagne, un tempo innevate da ottobre,  rimangono scure e secche fino almeno a dicembre. Manca quella transizione lenta all’inverno fatta di nebbioline serali, pesanti rugiade mattutine nel periodo che segue la vendemmia: il classico tempo dei funghi autunnali e delle castagne.

A Ognissanti la temperatura è ancora elevata, l’estate di san Martino si confonde col clima di tutto il periodo. A dicembre i venti di santa Lucia, un tempo premonitori di nevicate anticipate, latitano; talvolta a Natale sembra di essere in una stagione diversa.

Le temperature si abbassano anche con qualche punta vistosa, ma non sufficiente per gelare le superfici di stagni e torrenti o per produrre i classici “ghiaccioli” nelle parti umide esposte a nord, in pianura la neve è praticamente assente.

A metà febbraio già si percepisce l’imminente ripresa vegetativa che forza di un mese l’inizio di alcuni lavori in campagna. Un tempo marzo era detto pazzerello in quanto portava vento ma anche piogge leggere che aggiunte all’umidità accumulata nell’inverno davano il vero inizio al nuovo ciclo vitale. Oggi da marzo ci si può attendere ancora scarsità di precipitazioni oppure una recrudescenza del clima con piogge violente o peggio gelate, cosa che a volte si prolunga in aprile.

 

Maggio esordisce spesso con un caldo estivo per lasciare il campo a piogge insistenti che complicano il lavoro dei contadini intenti al maggengo. Da queste piogge torrenziali si passa alla siccità estiva, attenuata soltanto da qualche isolato temporale tendente all’uragano con vento e grandine.

 

Non che un tempo non ci fosse variabilità e le stagioni fossero sempre le stesse: gli esperti ci dicono però che sono in aumento i fenomeni estremi, che il clima cambia rapidamente in qualsiasi stagione e la temperatura media lentamente si alza.

Pare che questi siano gli effetti della mutata circolazione atmosferica su larga scala: anticicloni un tempo “amici” in quanto portatori di tempo stabile salgono di latitudine; da noi risalgono quelli nordafricani, portatori di aria calda e umida, gli stessi che nel rientro richiamano aria fredda dal nord. E così, in piena estate, si passa dalle ondate di calore al freddo autunnale.

La fotografia può essere penalizzata da questi cambiamenti? Tra il 2006 e il 2007 niente nevicate per paesaggi da fiaba, poco gelo a fissare i movimenti dell’acqua, ridotte le nebbie autunnali che rendono surreale il paesaggio, colori smorti della vegetazione.

Chi è partito subito con gli scatti ha potuto cogliere gli aspetti dell’autunno, altri hanno atteso invano la neve,  molti si sono concentrati sulla corta primavera e l’inizio della calda estate.

 

Nonostante le carenze stagionali molte delle foto pervenute sono frutto di scatti artistici, la tecnica del fotografo ha sopperito alla scarsità di soggetti ad effetto.

La richiesta di associare stagioni a natura, arte ed architettura sul territorio ha generato qualche difficoltà per la vastità del tema; a detta di molti meglio un tema più circoscritto.

Nelle intenzioni degli organizzatori doveva dominare l’effetto stagionale calzato su elementi perfettamente situabili nel territorio.

Le immagini, meno numerose che in qualche concorso precedente, non hanno impedito alla giuria di selezionare alcune opere notevoli. I giurati hanno dato sapientemente molta importanza alla “tracciabilità” sul territorio dei soggetti, anche se di fronte alla perfezione di alcune immagini non così direttamente riferibili al territorio c’è stata qualche indecisione. Alla fine è prevalso lo spirito del tema, forse disatteso in qualche edizione precedente.

L’uso sempre più massiccio di tecniche di ripresa digitale unito a tecniche di stampa sofisticate rende difficili i raffronti con opere prodotte con metodi più tradizionali.

Siamo certi che la competente giuria abbia messo in evidenza opere aderenti al tema e di ottimo livello tecnico. Molte altre pur belle immagini non mettono in evidenza l’aspetto stagionale oppure non riportano peculiarità del territorio.

 

Va bene così: il confronto con le immagini dei primi concorsi indica un incremento della qualità media del materiale prodotto, è aumentata  la capacità critica di tutti, concorrenti, visitatori delle mostre e organizzatori.

 

Ringraziamenti sinceri agli autori, alle giurie, ai patrocinatori ed  ai sostenitori!

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CLASSIFICA E RICONOSCIMENTI 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1a classificata - Autore: Giampiero CALOVI - Cuorgnè

Titolo: "Insegna a Cuorgnè"

MOTIVAZIONE: immagine raffinata, ottima scelta di luce, notevole equilibrio cromatico e nitidezza dei particolari

 

2a classificata - Autore: Adriana SEREN BERNARDONE - Cuorgnè

Titolo: "L’anacleta” – chiesa di san Giorgio, Valperga

MOTIVAZIONE: buona scelta di luce e taglio per valorizzare il soggetto principale nel suo contesto

 

 

 

 

 

 

3a classificata - Autore: Marco PEPE - Valperga

Titolo: "Per Cesare…" – ambiente privato, Valperga

MOTIVAZIONE: Soggetto complesso ben rappresentato in composizione e morbidezza di toni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE.

Nel 2007 per i 10 anni di concorso è stata realizzato una pubblicazione dal titolo” 10 ANNI DI FOTOGRAFIE – Raccolta di immagini dei concorsi fotografici” Valperga, settembre 2007. La pubblicazione è disponibile presso la chiesa di san Giorgio (negli orari di apertura) oppure contattando gli organizzatori

 

Nel 2009  e nel 2010 sono state realizzata  pubblicazioni con una sintesi delle immagini pervenute. La pubblicazioni sono disponibili presso l’associazione.

 

 

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